L’eredità di Gutenberg (non scherziamo con la rete)

Scrissi questo articolo per uno strampalato giornaletto free press di nome Rising Republic nell’Aprile del 2007. Ho deciso di ripubblicarlo dopo aver letto la lettera aperta di Daniel Domscheit-Berg, in merito ai recenti sviluppi di legislazione censura-internet In Italia, pubblicata da Agoravox prorpio oggi. Lo scritto e’ piu’ che attuale a distanza di oltre quattro anni e tra l’altro collima in molti punti con quanto affermato dallo stesso Domscheit-Berg. Ma cio’ che mi ha colpito rileggendolo e’ la parte finale, in cui mi dicevo convinto che nessuna oligarchia avrebbe tentato di monopolizzare il world wide web…alla luce di quanto accade in questi giorni e’ evidente che mi sbagliavo. Il punto da chiarire e’ l’importanza di internet e piu’ ancora il fatto che nessuna censura potra’ mai essere accettabile su questo media rivoluzionario per tutta l’umanita’.


C’e’ un milione di cose su cui non riesco a farmi un’opinione concreta. Questo, mi dicono, perche’ il mondo e’ una faccenda complessa e quei pochi che ci vedono chiaro, o sono troppo stupidi o sono troppo intelligenti. Temo pero’ che la prima categoria sopravanzi di gran lunga la seconda. E poi c’e’ una terza categoria: quelli che mentono. Cioe’ dicono di vederci chiaro, ma in realta’ non vedono una mazza.

Comunque rilassatevi: in quest’articolo non si parlera’ di Berlusconi.

Una cosa in mezzo a quel milione di cui dicevo: dove sta andando la cosiddetta societa’ in connessione perenne?

Bisogna risalire il fiume.

Innanzitutto l’impatto di Gutenberg sulla societa’ contemporanea. Sfugge a molti, specialmente a quelli della mia generazione, perche’ praticamente siamo nati gia’ dentro ai computer. La stampa era gia’ sopravanzata. Leggendo qua e la’, comprendo la portata dell’invenzione di Gutenberg: la stampa a caratteri mobili, che rappresenta, secondo alcuni sociologi, il momento fondativo dell’era moderna. Tutto cio’ che e’ arrivato fin qui, l’individualismo, il nazionalismo, la quantificazione, l’omogeneizzazione, -tutta l’era moderna- nasce con Gutenberg. Era questa l’opinione, in particolare, di Herbert Marshall McLuhan, un famoso sociologo di origine canadese.

Ma non voglio certo parlare di noiose definizioni scientifiche lontane anni luce dalle nostre esistenze. Di solito le parole che terminano in -zione e -ismo, provocano il cosiddetto “effetto voltapagina”. Niente virtuosismi inutili, che poi non significano niente per nessuno, ma anzi diventano i luoghi del potere dei falsi studiosi (non dissimili dai vicari di Dio) che pretendono di essere gli unici a comprenderli e padroneggiarli. E percio’ si sentono arrivati. Volete sapere chi e’ il sociologo? E’ un uomo che osserva la societa’ in cui vive. Tutto qui. Tant’e’ vero che McLuhan era laureato in lettere. Il barista spesso si trasforma nel piu’ acuto sociologo che io conosca. Non avrei sempre scritto su queste pagine senza i suoi caffe’. Ma questa e’ un’altra storia.

In sostanza McLuhan affermava una cosa assai semplice: “il mezzo e’ il messaggio.

Nella sua visione, il mezzo di comunicazione influenza in toto la societa’, al punto che la determina. Qualcuno potrebbe obiettare che la societa’ e’ influenzata da un’infinita’ di ulteriori elementi e probabilmente e’ cosi’; ma resta il fatto che la natura del mezzo di comunicazione (in pratica cio’ che mette in contatto il complesso degli individui) e’ cruciale, perche’ suscita comportamenti e modi di pensare. Insomma induce una precisa forma mentis, ci fa pensare in un modo piuttosto che in altro.

Gutenberg, per esempio, inventando la stampa a caratteri mobili (rivoluzionaria perche’ permetteva per la prima volta la riproduzione in larga scala di uno stesso testo), trasponeva l’intero peso dell’esperienza cognitiva sul senso della vista. La conoscenza diventava un fatto essenzialmente visivo. Gli individui diventavano lettori in una societa’ di lettori. E cosi’ si compieva il passaggio dalla cultura orale alla cultura alfabetica, laddove nella prima la parola era raccontata, mentre nella seconda diventava letta (vista). La lettura in larga scala -un atto privato- permetteva l’accrescimento culturale del singolo su larga scala e percio’ veicolava l’emergere dell’individualismo.

Se Gutenberg avesse inventato il libro parlante, per dirne una, parleremmo di un’altra storia. In questo senso, il mezzo e’ il messaggio. Il mezzo attraverso cui comunichiamo, determina come percepiamo la realta’ circostante e noi stessi. Percio’ di fatto determina cio’ che siamo, ma -piu’ importante ancora- puo’ indicare dove stiamo andando.

Seguendo la corrente, che dire della tv?

La tv nel pensiero di McLuhan e’ un mezzo di comunicazione statico. Sia sul piano fisico (chi la guarda e’ immobilizzato) che sul piano mentale (la comunicazione avviene solo in entrata, non c’e’ risposta). Incapace di apportare novita’, la televisione e’ un mezzo che produce conferme. L’utente e’ costretto ad accettare informazioni preconfezionate, che provengono dall’esterno e che restano immodificabili. La tv non e’ interattiva, per capirci; chi la guarda non puo’ modificare il messaggio, puo’ solo accettarlo, ovvero sentirsene rassicurato. Insomma non posso insultare Vespa -Dio sa quanto vorrei- quando presenta il trecentomilionesimo libro sulla solita politica-teatrino italiana.

In proposito mi viene in mente il concetto di medioman, era di moda qualche tempo fa: un uomo perfettamente inscatolato nei confini della televisione. Addormentato con la zizza in bocca (espressione idiomatica volgare secondo una parte della dottrina ndr), mai fuori di essa, lobotomizzato nella comoda realta’ inscritta nella televisione. Svegliati, bombolo: il mondo non ha confini netti, tutto e’ in discussione. Niente va dato per scontato. Per esempio: dove va a finire l’immondizia che degli strani tipi portano via nel cuore della notte da quando sono nato? E’ solo la punta dell’iceberg…

Seguo la corrente, arrivano le rapide. Internet. La rete che permette alla societa’ di comunicare in modo multimediale. Che vuol dire multimediale? Facile: internet riassume in se’ tutti gli altri media. Telefono, radio, televisione. E’ una rivoluzione. E’ l’eredita’ di Gutenberg, che detta una diversione radicale alla societa’ del nostro tempo, esattamente come la stampa a caratteri mobili fece nel XV secolo.

Con internet la dimensione individuale va a fondersi in quella collettiva, in cio’ sta la rivoluzione. Ciascuno puo’ introdurre la propria individualita’ in uno spazio che e’ e resta comune. L’interattivita’ di questo mezzo di comunicazione sta proprio nel fatto che non esiste una sorgente-guida dell’informazione che possa imporre il proprio messaggio. Qualunque utente diventa una potenziale sorgente e qualunque utente puo’ interagire direttamente con le informazioni ricevute.

Facciamo ordine: guardiamo la rete in rapporto ad altri media.

La tv trasmette un messaggio immodificabile dalla sorgente, che resta identico per tutta la moltitudine di destinatari cui giunge. Quindi, una sola sorgente, una moltitudine di destinatari, un messaggio immodificabile.

Il telefono, per dirne un altro, presenta doppia sorgente, doppio destinatario e contenuto modificabile dalle sole due sorgenti-destinatario.

La rete e’ il salto di qualita’. Da un lato si assiste alla polverizzazione delle sorgenti, dall’altro alla malleabilita’ (allargata) del messaggio. Polverizzazione delle sorgenti: il messaggio puo’ provenire da qualsiasi utente. Malleabilita’ del contenuto: passando da un destinatario all’altro, l’informazione viene continuamente rimodellata da ciascuno. Risultato: moltitudine di sorgenti, moltitudine di destinatari, modificabilita’ allargata del messaggio.

Sembra quasi di vedere un unico filo conduttore nel corso…siamo al punto in cui ogni individuo e’ in relazione (almeno potenziale) con tutti gli altri individui. La societa’ (leggi mondo) si amalgama in modo fitto e crescente, tende a raccordare tutte le sue parti, a indirizzarsi verso la creazione di un’unica coscienza, individuale e collettiva al tempo stesso, perche’ non imposta da nessuna oligarchia suprema, ma prodotto della reti naturali di gruppi/associazioni/individui che il mezzo e’ in grado di veicolare.

Un esempio? Wikipedia. Che altro sarebbe se non un posto dove la gente si incontra per decidere le verita’ sul mondo? Che cos’e’ un cane, per esempio. E’ evidente che non e’ rilevante la veridicita’ delle affermazioni prodotte -questa potra’ venire oppure no, non importa-, bensi’ la connettivita’ che sta alla base di esse. Il prodotto di una rete come Wikipedia rimane un esempio di intelligenza connettiva. Piu’ cervelli insieme. Come se si potesse andare tutti a casa mia una sera a ridefinire i concetti alla base della realta’, ognuno a dire la sua. Adesso si puo’.

Tutto questo sempre ammesso che qualche oligarchia suprema non decida di governare il web. Cosa sulla quale non scommetterei, personalmente. Perche’ lo sharing e’ un fenomeno inarrestabile a questo punto del gioco, proprio come l’individualismo qualche secolo fa. Eppure il signor individualismo ha dovuto fronteggiare le sue belle resistenze, tanto che poi qualcuno ha organizzato quella manifestazione, nell’89, da cui scaturi’ la dichiarazione dei diritti dell’uomo, mi pare…ma anche questa e’ un’altra storia.

Pensate alla parola “sharing“.

E’ un vocabolo mutuato (manco a dirlo) dalla lingua inglese. Vuol dire: condivisione.

Beh, per la serie “il mezzo e’ il messaggio”; le nostre vite, il nostro modo di pensare sono improntati allo sharing. “Condividi, idiota!”, ti direbbe la rete, se potesse parlare. Soprattutto per quelli della mia generazione, ma piu’ ancora per quelli che stanno arrivando. Share. Condividi. Condividi la tua vita, condividi le tue esperienze, condividi i film, i giochi, la musica, l’appartamento, i tuoi pensieri e pure la ragazza, perche’ no…

Personalmente credo nel futuro dello sharing.

Daniele Campese

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Questa voce è stata pubblicata il 07/07/2011 alle 11:37 AM ed è archiviata in Uncategorized. Aggiungi il permalink ai segnalibri. Segui tutti i commenti qui con il feed RSS di questo articolo.

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